IN RICORDO DI GIUSEPPE ASCIONE

di ALDO CENNAMO


Un caro saluto a voi tutti qui convenuti, nella Casa del Popolo, e un affettuoso abbraccio ad
Anna, Gennaro, Azzurra e a tutti i familiari presenti.
Peppino, non può vedere quanto accade qui, oggi, in questo salone della Casa del Popolo.
Peppino non può ascoltare le nostre parole, né leggere gli affettuosi e commossi commenti che in tanti, tantissimi, gli hanno dedicato sui social e non può cogliere, percepire, la sofferenza, il dolore, che accomunano tutti noi per la sua improvvisa scomparsa.
Pur non potendo vederci e ascoltarci, avverto in me la piena convinzione, e ciò in parte mi
conforta, che egli fosse una persona appagata di sé, di quello che aveva compiuto, perché sapeva quanto grandi fossero la stima, l’affetto, la considerazione e, perché no, l’amore che tutti noi che siamo oggi in questa sala abbiamo nutrito nei suoi confronti.
Una persona dotata di rara umiltà, gentile,schiva,sensibile,lontana da ogni stereotipo,da ogni
moda di liquida modernità che invade e pervade il nostro tempo.
Una persona che si nutriva di pensieri lunghi, frutto delle sue intelligenti riflessioni, della sua
accanita sete di conoscenza, di curiosità, alimentata da buone e costanti letture.
Ed alla lettura, nel suo piccolo “giardino d’inverno”, così scherzosamente chiamavamo la sua
stanza con veranda, Peppino dedicava gran parte dei suoi pomeriggi. Capitava spesso che gli
argomenti, i temi, che via via incrociava nelle sue letture diventassero l’oggetto delle nostre
conversazioni quotidiane.
Credo che una delle cose che nella propria vita ciascuno di noi non vorrebbe mai fare, nel
momento di più acuto dolore per un evento improvviso, inaspettato, che ti ha strappato uno degli affetti più cari della vita, sia proprio quello di ricordare l’amico scomparso, l’uomo sincero, onesto e trasparente che egli è stato. Siamo chiamati a questo difficile compito, caro Peppino, dalla tua compagna di vita, Anna, “la rossa”, come affettuosamente la mia nipotina speciale Daria la chiama, e dalla volontà dei tuoi figli, che sono stati sempre il tuo orgoglio: Gennaro, scienziato sociale, docente in una delle più prestigiose università della nostra città, e Azzurra, la tua pupilla, la figlia lontana, lì, a Barcellona.
Ma siamo chiamati a questo ufficio anche dal dovere di ricordare il compagno, il militante
politico che ha animato una delle stagioni più esaltanti delle lotte politiche e sociali, indimenticabili in questa parte della città, ove è racchiusa tanta parte della storia del movimento operaio napoletano del PCI.
La difficoltà di assolvere a questo compito sta nel fatto che, a due giorni dalla sua scomparsa,
ancora non ci sentiamo lontani da Peppino, non riusciamo ad immaginarlo in una dimensione
diversa da quella della vita. Di qui la nostra angoscia.
Forse è una sensazione che nasce dall’egoismo di noi esseri umani che avvertiamo il vuoto che
ci lascia la scomparsa di una persona cara, la perdita del suo affetto, del suo conforto, della sua
amicizia. Avvertiamo, insomma, che ci mancherà una parte di noi stessi, delle nostre certezze, del nostro vissuto.
In questa settimana trascorsa, nei primi 4 giorni, abbiamo partecipato insieme a due eventi. Il
primo alla biblioteca universitaria per la presentazione del libro di Antonio Borrelli, Tra comunità e società. La Casa del Popolo e l’associazionismo nella Ponticelli del ‘900, il secondo, qui nella Casa del Popolo, mercoledì 15 giugno, per l’assegnazione del “Premio Ponticelli” a don Antonio Vitiello.
Peppino era particolarmente felice perché nel libro di Borrelli è ricordato più volte come uno
dei protagonisti, insieme a tanti di noi, della Casa del popolo, mentre nell’assegnazione del premio è stato ricordato il lavoro pionieristico che aveva avviato nel rione De Gasperi di Ponticelli, nel luogo di una umanità sofferente. Era però rammaricato di non aver potuto partecipare all’iniziativa inricordo di Enrico Berlinguer di pochi giorni fa, di giovedì 15 giugno svoltosi in provincia di Avellino, dove ero tra i relatori. Ma il giorno dopo, venerdì, alle 12:50, cioè poco prima del tragico evento, Peppino non aveva mancato di scrivermi un messaggio con cui mentre si compiaceva con me per il mio intervento pur non si tratteneva dal prendermi un pochino in giro perché, nel corso del mio discorso, avevo usato i bicchierini di plastica presenti sul tavolo per rappresentare la drammatica scena del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta, con la poco verosimile “geometrica potenza di fuoco” espressa in tal frangente dalle BR.
Ora sarebbe lungo seguire l’excursus dell’intero percorso politico di Peppino, per questo
cercherò di riassumerlo intorno a due temi: il valore della sua militanza politica; il contesto storico-politico i cui si è svolta.

MILITANZA POLITICA:
 L’inizio: il Rione De Gasperi
 “Quando alla fine degli anni Sessanta ti avvicinasti al lavoro politico, ti fu assegnato il
compito di svolgere la tua attività, come si soleva fare allora, nella zona a più difficile
di Ponticelli, il rione De Gasperi”;
 La sua azione di segretario della sezione del PCI di Ponticelli, ruolo nel quale Peppino
è ulteriormente cresciuto politicamente ed ha maturato la sua formazione di
dirigente politico; il PCI come strumento di crescita personale e di formazione
politica;
 Cosa era il rione De Gasperi in quegli anni:
 i Granili;
 L’economia del vicolo/lavoratori; Un pezzo di umanità, gli ultimi, staccato dal contesto, dalla cultura prevalente del
quartiere e mai completamente in esso integrato;
 Lotte sociali e politiche: i diritti, un mare di bisogni da soddisfare, la vivibilità,
 Le iniziative: dopo scuola, attività infermieristica, parco giochi, fabbisogno abitativo,
sovraffollamento, censimento, 300 alloggi/600 FAMIGLIE;
 lavoro faticoso per radicare il PCI in quel particolare contesto;
 elezioni: LAURO/PCI
 la sua squadra:
 Mimì,
 Donato,
 Antonio e i De Michele,
 Salvatore Villani,
 Antonietta Galloppi,
 “Giù-giù”, ovvero Salvatore Casella,
 Peppe “’o cacaglio”,
 Vittorio Esposito,
 e, da ultimo, l’esplosivo Peppe Riemma,
 “un caleidoscopio di umanità sul quale si potrebbe scrivere un Romanzo o una
commedia di Eduardo, considerata la particolare caratterizzazione delle persone
indicate”;
 un lavoro durissimo, punteggiato anche da iniziali incomprensioni poi superate e poi
l’incontro, già ricordato, con don Antionio Vitiello;
 Peppino ha lavorato affinché i valori e le idealità in cui credeva fossero innervati in quella
realtà attraverso una costante azione tesa alla costruzione di una comunità di persone, diuna comunità solidale, per vincere l’imperante disgregazione sociale, tratto distintivo di
quella realtà; questi valori, i suoi i nostri, operanti e vivi rappresentano l’agire di una vera
religione civile.
CONTESTO POLITICO:
 gli anni Settanta/parte degli Ottanta, gli anni più difficili: i pericoli per la democrazia/la
Repubblica/le trame oscure;
 Berlinguer lavora per dare un nuovo fondamento ideale, un nuovo orizzonte ideale al PCI,
dopo l’avvio del distacco da Mosca dopo aver dichiarato che “libertà e democrazia non
possono essere più scisse”;
 Il percorso duro e faticoso da una cultura di opposizione ad una cultura di governo;
 Le grandi vittorie: 1975, 1976, il governo della città, la festa dell’Unità del 1976, la battaglia
per i diritti civili;
 ridare nuove fondamenta ideali al PCI significa assumere: diritti civili, questioni ambientali,
questione femminile, nuovo rapporto tra persone/umanità/nuove tecnologie;
 rapporto con i cattolici: non solo come tema di alleanza politica, ma come comunanza di
valori condivisi: la storia sarebbe qui ancora più lunga per il valore che ill rapporto fra
comunisti e cattolici assume nel nostro quartiere come esperienza politica, di sodalizio
umano, di sincera fraternità di amicizia.
I tratti di quell’agire politico a cui siamo stati educati sono stati quelli di una politica alta dei
valori… i tratti distintivi, insomma, dell’azione di Berlinguer che mirabilmente Roberto Benigni ha sintetizzato in sole due parole “l’Umanesimo della politica”, di cui anche tu Peppino sei stato uno degli interpreti.Le mie parole non vogliono essere un semplice complimento di circostanza, ma un vero e proprio doveroso esercizio di memoria.
Per ricordare quello che Peppe Ascione ha rappresentato in una stagione felice dove lui,
insieme a noi, ha speso gli anni migliori della sua vita.
Addio Peppino, amico caro, amato, non potremo mai dimenticarti.
Abbiamo percorso insieme un lungo tratto della nostra vita ed il tuo volto, il tuo sorriso, il tuo
ricordo ci accompagneranno nel tempo che ci resta del nostro cammino.

Casa del Popolo-Ponticelli

Napoli 19 Giugno 2022 ALDO CENNAMO

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